Belluno

belluno 545x392 Belluno

Belluno è un comune di 36.042 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia, e maggiore centro abitato della Valbelluna. Secondo le classifiche stilate da Legambiente, la città, sia nel 2007 che nel 2008, si è classificata al primo posto per sostenibilità dell’ecosistema urbano fra tutti i 103 capoluoghi di provincia italiani.

La parte antica della città di Belluno sorge su uno sperone di roccia in prossimità della confluenza del torrente Ardo con il fiume Piave. A nord si trova l’imponente gruppo dolomitico dello Schiara (2565 s.l.m) con la caratteristica Gusela del Vescovà, il monte Serva (2133 s.l.m) con la sua mole e il monte Talvena, mentre a sud le prealpi separano il bellunese dalla pianura veneta. Sempre a sud, nella zona del Castionese, si erge il Nevegal sul quale sono situati impianti di risalita e piste da sci.

Piazza Duomo è il cuore della città antica. In essa si affacciano i palazzi dell’antico potere cittadino: il palazzo dei Rettori del 1491 (oggi prefettura), il palazzo municipale in stile neogotico e il palazzo dei Vescovi oggi sede dell’ Auditorium, eretto nel 1190 dal vescovo-conte Gerardo de’ Taccoli.
La Cattedrale, elevata al rango di Basilica minore da Papa Giovanni Paolo II nel 1980 in onore del suo predecessore, il bellunese Giovanni Paolo I, si sviluppa su tre navate con l’abside rivolta verso occidente; il progetto dell’attuale Cattedrale è attribuito a Tullio Lombardo, architetto veneziano, che venne a Belluno nel 1517 quando i lavori di costruzione erano già stati iniziati da qualche tempo sotto la direzione di un capomastro del luogo, un certo Nicolò Tagliapietra, autore anche dell’Orologio del Palazzo dei Rettori.
L’interno, a tre navate, conserva opere di Andrea Schiavone, Cesare Vecellio, Jacopo Bassano, Palma il Giovane, Pietro Muttoni, Gaspare Diziani, Tullio Lombardo. Lo svettante campanile è stato progettato dall’architetto messinese Filippo Juvarra.

Camminando per via Mezzaterra (l’antico decumano massimo della città romana) su cui si affacciano decine di palazzi tutti risalenti all’arco temporale incluso tra 1300 e 1600, si giunge alla chiesa di San Pietro collegata a uno dei chiostri dell’attiguo Seminario Gregoriano, come è documentato da un’iscrizione all’interno dell’attuale Cappella Fulcis, la chiesa di S. Pietro fu terminata nel 1326, dopo più di quarant’anni di lavori, svoltisi in concomitanza con il Giubileo del 1300 indetto da Bonifacio VIII. La chiesa, costruita dai frati minori in stile gotico, oggi si presenta in stile barocco con numerose opere d’arte: quattro dipinti di Andrea Schiavone (San Pietro, San Paolo e l’Annunciazione), tre capolavori di Sebastiano Ricci (una “Sacra Conversazione” su tavola, collocata nell’abside e due affreschi, “Decollazione di San Giovanni Battista” e “Chiamata di San Pietro”, nella Cappella Fulcis, costruita nel 1704 tra la chiesa e la sacrestia) e soprattutto due pale lignee di Andrea Brustolon. In alto, sul presbiterio, vi è uno dei pochissimi esempi di organo fonocromico a due manuali di Giovan Battista De Lorenzi (1860). Ai due estremi della città antica si possono ammirare, pressoché integre, le due porte principali, l’imponente porta Dojona a nord e, con i suoi merletti in pietra e mattoni, porta Rugo a sud, nei pressi della quale si trova anche il Palazzo del Capitano di Giustizia.

Alcuni ruderi testimoniano la presenza di un castello che sorgeva nella parte superiore della città antica alle spalle della quale, appena fuori dalla cinta muraria, si apre l’antico “Campedel”, dal 1945 Piazza dei Martiri, con la sua lunga passeggiata (detta “listòn”), i portici e la cinquecentesca chiesa di S. Rocco con opere di Padre Santo da Venezia, Gaspare Diziani, Valentino Panciera Besarel e Luigi Cima. Proseguendo verso est e oltrepassando piazza Vittorio Emanuele, su cui si affaccia il teatro Comunale, si giunge in via Roma e da lì si arriva alla chiesa di Santo Stefano. La chiesa di S.Stefano, la cui costruzione viene deliberata nel 1463, sostituì l’antica chiesetta di S.Maria delle Grazie. Nel 1480 durante i lavori di scavo viene portato alla luce il sarcofago di Flavio Ostilio, ora custodito nel cortile di palazzo Crepadona. Fra le opere d’arte più interessanti conservate nella chiesa vi sono due angeli lignei di Andrea Brustolon (autore anche di un crocifisso – sulla parete della navata sinistra). Nella Cappella Cesa (1485), a destra del presbiterio, spicca un altare ligneo intagliato, attribuito al bellunese Andrea di Foro (XV sec), con piccoli affreschi nella cornice attribuiti a Matteo Cesa; gli affreschi, di Jacopo da Montagnana, raffiguranti il martirio di S.Stefano, la conversione di Paolo e scene della vita di Gesù, sono tornati alla luce in seguito al terremoto del 1873. Sembra che l’altare provenga dall’antica chiesetta di Santa Maria delle Grazie. Da segnalare inoltre il tabernacolo ligneo di frate Francesco della Dia; tele della scuola del Vecellio, una “Adorazione dei Magi”, forse della bottega di Tiziano; una tela di Francesco Frigimelica nella cappella di sinistra; tele di Cesare Vecellio e del Frigimelica lungo la navata sinistra. A lato della chiesa sorge il convento dei Serviti con il chiostro gotico oggi sede dell’intendenza di finanza. Il campanile della Chiesa di Santo Stefano è impreziosito da un orologio con suddivisione in ventiquattro ore, secondo l’uso Nordico del quattrocento.

Percorrendo via Rivizzola si raggiunge la chiesa di San Biagio, l’edificio di culto più antico tutt’ora conservato in città. Da ricordare inoltre la chiesa di San Nicolò nel quartiere meridionale di Borgo Piave che lambisce le sponde dell’omonimo fiume e la chiesa di San Giuseppe “marangon” (falegname) a Borgo Prà che fino alla fine del medioevo fu la capitale europea della produzione di spade da battaglia assieme a Tolone. La città poi continua verso i quartieri residenziali di Cavarzano, Baldenich, Mussoi e San Lorenzo.

(Tratto da Wikipedia )





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